Nel racconto della cena di Betania si dice che Maria verso sui piedi di Gesù, come segno di venerazione ‘trecento grammi di profumo, di puro nardo, assai prezioso’; una quantità enorme tanto da stupire tutti, in particolare Giuda che osserva ‘ perché non è stato venduto per trecento denari e non sono andati ai poveri?’. Trecento denari la paga di un anno di un salariato. C’è una sproporzione voluta nella misura di unguento usato per ungere i piedi di Gesù. Per dire quanto deve essere gratuito l’amore per Lui, quanto l’amore del discepolo, rappresentato da Maria, non deve mercanteggiare come pensa Giuda, ma deve agire gratuitamente, magnanimamente. Ma più ancora con questo segno si anticipa il dono stesso di Gesù che mostra quanto è grande l’amore di Dio; Gesù dona tutto se stesso, non trattiene nulla per se. Così come ha dimostrato nella sua vita terrena e soprattutto nella sua morte. Di che cosa allora abbiamo paura se Dio sostiene così la nostra fragilità? 

Brambilla (Il Giorno 29 marzo2020): ‘Le immagini magnifiche e terribili del papa solitario in preghiera in una piazza San Pietro deserta e surreale passeranno alla storia. Sembrava che il cielo e la terra si fossero messe d’accordo per concorrere ad allestire uno scenario apocalittico … “Dio! Dio! Dio! Se lo vedessi?dov’è questo Dio?” grida l’innominato al cardinale Federico” … La preghiera di papa Francesco scuote tutti gli uomini del nostro tempo, uomini che erano convinti che la religione fosse qualcosa da riporre tra le anticaglie inutili … oggi miliardi di uomini e donne tornano invece a prendere atto della inevitabile dipendenza. Non ci siamo fatti noi e ci accorgiamo che la nostra condizione è così fragile che abbiamo ogni giorno il bisogno di essere ricreati’. Questi giorni non saranno inutili se ci aiuteranno ad accorgerci della necessaria conversione a quell’amore gratuito e sovrabbondante del Padre di Gesù Cristo. Come il cardinal Federico rispose all’Innominato al suo grido ‘dov’è Dio? 

Voi me lo domandate? voi? E chi più di voi l’ha vicino? Non ve lo sentite in cuore, che v’opprime, che v’agita, che non vi lascia stare, e nello stesso tempo v’attira, vi fa presentire una speranza di quiete, di consolazione, d’una consolazione che sarà piena, immensa, subito che voi lo riconosciate, lo confessiate, l’imploriate? Ma quando voi stesso sorgerete a condannare la vostra vita, ad accusar voi stesso, allora! allora Dio sarà glorificato! cosa possa fare di codesta volontà impetuosa, di codesta imperturbata costanza, quando l’abbia animata, infiammata d’amore, di speranza, di pentimento? Chi siete voi, pover’uomo, che vi pensiate d’aver saputo da voi immaginare e fare cose più grandi nel male, che Dio non possa farvene volere e operare nel bene? Cosa può Dio far di voi? E perdonarvi? e farvi salvo? e compire in voi l’opera della redenzione? Non son cose magnifiche e degne di Lui?


Lettera ai parrocchiani: pasqua 2020

Cari amici e parrocchiani tutti,  ormai da più settimane siamo relegati nelle nostre case, bloccati dal malefico virus, che non ci ha tolto però la speranza: speranza di stare nuovamente insieme proprio come credenti e parrocchiani. Preparando la festa ormai vicina di Pasqua vi mando questi pensieri:

Ieri sera, prima di chiudere la chiesa, ( solitamente lo faccio alle ore 19.00 dopo la celebrazione della messa in casa, con mia mamma ), passeggiavo sul sagrato. Di solito, durante la giornata della vecchia vita normale, era impossibile trovare silenzio. Mi sembrava di stare proprio in un convento, con quell’immenso succedersi del chiostro che è il porticato del centro commerciale nel quale vivo.                                                                                                                             

Nel convento o in una casa di esercizi spirituali, si passeggia, si prega, si medita nel silenzio.
Accanto a me, per terra, tra una pietra e l’altra del malandato selciato della chiesa, ci sono alcuni piccioni, e con loro scorgo il segno di un giorno di festa: ancora dei coriandoli di tre bambini che erano passati di qui un po’ di settimane fà.
Nel frattempo, nel cielo che imbrunisce, comincia ad intravvedersi l’ombra della luna nuova. È la luna che mi ricorda la primavera, la luna della Pasqua, la luna di questa Pasqua che vivremo nelle nostre case, lontani dalle celebrazioni che solitamente convocano tantissima gente.
Non ci sarà la Processione degli ulivi benedetti con la chiesa stracolma e con la gente in piedi e i bambini seduti sui gradini dell’altare perché non trovano posto nelle panche. Non ci sarà la Messa del giovedì santo per ricordare il dono del Sacerdozio e dell’Eucarestia e nemmeno la commemorazione della morte di Gesù del venerdì e nessuno potrà baciare il crocifisso. Non ci sarà la solenne veglia di Pasqua con il suono dell’organo e i canti della corale, e il suono festoso delle campane e dei campanelli non accompagnerà l’annuncio della Risurrezione.
Una Pasqua, quella del 2020, che non ci dimenticheremo mai e che i nostri ragazzi racconteranno ai loro figli, e che stanno ormai immortalando su Face book, You Tube, e tanti siti del Web. Il turba-mento che mi riempie il cuore va ad aggiungersi a quanto ho provato in questi giorni, al cimitero, nel dare l’ultimo saluto ai nostri morti, mancati, alcuni, a causa delle complicanze del virus.
Dal 5 marzo, 7 famiglie mi hanno invitato a pregare con loro al cimitero, seppellendo i loro morti. In questi giorni un dolore grande tocca le nostre famiglie. Famiglie che non hanno potuto salutare, stringere la mano per dare coraggio a chi è stato padre, madre, marito o moglie.
Rientro in chiesa.
È ormai vuota … come lo è stata per tutta la giornata. La gente ha paura, non entra.
Lui però c’è!
Nel Tabernacolo, fragile Pane spezzato sull’altare della Croce, è lì.
Mi vengono in mente le parole di Gesù pronunciate la sera prima di morire, quando nel Cenacolo, guardando gli apostoli impauriti, dice: «Non sia turbato il vostro cuore!»
Parola che ha il sapore di un rimprovero, parola che interpella il non credente che è anche in me.
Lo guardo, Lo saluto, e come Pietro dico: «Signore da chi posso andare? Tu solo hai Parole di vita eterna».
Rimani con noi Signore mentre si fa sera, rimani con noi e riempi il nostro cuore della tua Pace: e anche quest’anno sarà una bella Pasqua! Vi penso e prego con voi.
Buona Pasqua a tutti!
                                                                                                         don Enrico

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