Ma Dio per fare la “sua” storia non sceglie i potenti, bensì gli umili, i poveri: Maria, Giuseppe, i pastori dell’insignificante borgata di Betlemme. Nell’evento della nascita di Gesù si registra una marginalità, un decentramento rispetto ai centri del potere politico e religioso; per Giuseppe e Maria, giunti a Betlemme per farsi registrare quali discendenti della stirpe di David, non c’è posto nel caravanserraglio. Ebbene, proprio allora si compiono per Maria i mesi di quella gravidanza iniziata grazie a un’azione decisa e voluta da Dio: essa dà alla luce il figlio primogenito ed è costretta a deporlo in una mangiatoia, in un giaciglio di paglia. E così il Figlio di Dio, venuto ad abitare tra gli uomini, trova posto proprio tra coloro per i quali non c’era posto: Gesù viene alla luce come un figlio di persone escluse dall’ospitalità, di poveri pellegrini in cerca di una dimora. Ma un figlio così, nato nella povertà, nell’umiltà, nella marginalità, chi poteva riconoscerlo? Solo i poveri e gli umili: l’angelo che annuncia questa nascita a un pugno di pastori che vegliano nella notte accanto al gregge ci ricorda che ormai la povertà e l’umiltà sono i criteri essenziali per discernere la presenza di Dio!.

 Ma il “decentramento” di questo evento si verifica anche nei confronti delle attese messianiche di molti, delusi e scandalizzati di fronte a tanta insignificanza, di fronte a una nascita che non si impone: è questa la realizzazione delle promesse messianiche? La lunga attesa della storia si riduce a questo? Certo, Gesù nasce a Betlemme, il villaggio di David (cf. 1Sam 17,12; Mi 5,1), ma la profezia che sembra adempiersi è piuttosto quella contenuta in un’oscura pagina di Geremia: “O Signore, speranza di Israele, suo salvatore nel tempo dell’angoscia, perché sei come un forestiero sulla terra, come un viandante che va in giro cercando dove pernottare? Perché appari come un uomo senza forza, incapace di salvare? Eppure tu sei in mezzo a noi, Signore!” (Ger 14,8-9). La presenza di Dio in mezzo a noi riveste i panni della debolezza, della piccolezza e persino dell’impotenza di un bambino, di un infante che non sa neppure parlare! E così scandalizza e delude le nostre ricerche di segni e prodigi, le nostre ansie di vedere Dio nella potenza, nel prodigioso.

Dov’è Dio, ci chiediamo? Sì, Dio si è fatto vedere nel legno di una mangiatoia per nascere, e si farà vedere sul legno di una croce per morire: ma per noi questa è buona notizia o scandalo?

ENZO BIANCHI

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